Sentenza Bergamo 2025: la prima tutela reale del whistleblower in Italia

a man in a suit and tie is holding a piece of paper
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Bergamo 2025: Il Modello per la Tutela dei Whistleblower

Analisi del caso Bergamo 2025: la prima vera applicazione delle tutele per i whistleblower. Come funziona la protezione e i diritti dei segnalanti. Di G. Cubeddu.

NOTIZIE SULLE REGOLE DEL LAVORO

Cubeddu G.Mario

12/24/20253 min read

Cosa è successa davvero a Bergamo

Una dipendente pubblica ha segnalato anomalie su buoni pasto e altri benefit. È bastato: il giorno dopo è iniziato il calvario — declassamento, isolamento, mobbing. Il Tribunale di Bergamo ha riconosciuto la linea persecutoria, cancellato gli atti punitivi e condannato l’ente al risarcimento. È la prima volta che una sentenza italiana applica sul serio la tutela del whistleblower: la legge sul foglio c’era, ora c’è anche un caso vero da citare.

Perché la decisione fa tremare le aziende

Il giudice ha spostato l’onere della prova: se il lavoratore dimostra di aver segnalato e subisce un provvedimento sospetto, tocca al datore dimostrare che le due cose non sono collegate. In più ha riconosciuto il danno morale “in automatico”, senza bisogno di consulenti o perizie. Risultato: costi certi, tempi brevi, reputazione a rischio. Le compagnie di assicurazione D&O hanno già aumentato i premi del 15 % e chiedono di vedere il registro delle segnalazioni prima di rinnovare la polizza.

Cosa cambia nelle policy (e nei bilanci) entro trenta giorni

Le aziende che stanno aggiornando i protocolli scrivono obblighi nero su bianco: canale anonimo gestito da esterno, indagine conclusa in tempi brevi, blocco di trasferimenti o provvedimenti finché la segnalazione è aperta. Chi non si adegua riceve una mail dal legale interno con la sentenza Bergamo allegata e la richiesta di «rivedere tutto entro settimana». Non è un suggerimento: è un modo educato per dire che il prossimo costo finirà nel budget di chi ha lasciato la compliance ferma al 2022.

Come portare il tema in board senza addormentare il CFO

Il trucco è parlare di numeri. Una società con 300 dipendenti spende in media 8-10 mila euro per implementare un canale whistleblowing certificato; un contenzioso simile a quello bergamasco parte da 25-30 mila euro di danno morale, più le spese legali e il danno di immagine che arriva quando il caso finisce sui giornali locali. In termini di ROI la compliance esce gratis: basta evitare un solo processo e hai coperto il costo di tre anni di piattaforma esterna. Se poi aggiungi che la gara pubblica per un appalto da 2 milioni ora richiede esplicitamente la conformità al D.Lgs. 24/2023, il CFO capisce che non stai parlando di “valori” ma di fatturato.

Dove trovi la sentenza e gli atti ufficiali

Il provvedimento è depositato al Tribunale di Bergamo, sezione lavoro, n. 137/2025 (estratto su Italure 2025, 423). Il testo integrale è scaricabile dal portale “Italgiure-Web” con un clic: basta registrarsi con un account forense gratuito. Per chi vuole verificare subito la propria azienda, il Ministero del Lavoro ha pubblicato lo scorso mese una checklist aggiornata (PDF 12 pagine) dal titolo “Whistleblowing: requisiti minimi per datori pubblici e privati” – è il documento che i periti citano in udienza e che i giudici usano per verificare se il sistema è “adeguato” oppure no.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi (e perché conviene muoversi ora)

Gli studi legali stimano un aumento del 40 % dei ricorsi simili entro la fine dell’anno: la formula è sempre la stessa – segnalazione anonima, provvedimento punitivo, causa per ritorsione. I magistrati hanno ora un precedente chiaro, le associazioni sindacali stanno distribuendo modelli di denuncia pre-compilati e i fondi di private equity stanno inserendo la clausola “compliance whistleblowing a norma” tra i requisiti di investimento. Tradotto: tra sei mesi avere il sistema a posto non sarà più un vantaggio competitivo, sarà il biglietto d’ingresso per restare sul mercato.

Frequently asked questions

Chi è tutelato dalla legge sul whistleblowing in Italia ?

La tutela riguarda il lavoratore che, in buona fede, segnala illeciti o violazioni di norme nell’ambito del rapporto di lavoro, sia nel settore pubblico sia in quello privato quando esistono canali di segnalazione previsti. La protezione copre le segnalazioni interne ed esterne effettuate secondo le procedure previste dalla normativa e impedisce misure ritorsive come demansionamento, trasferimenti punitivi o licenziamenti; in caso di ritorsione il segnalante può ottenere tutela giudiziaria e risarcimento. Per migliorare la reperibilità sui motori di ricerca, il testo integra parole chiave rilevanti come whistleblower, tutela segnalante, segnalazione illeciti e risarcimento ritorsioni.

Come segnalare irregolarità sul lavoro in modo sicuro ?

Segnalare in modo efficace significa usare canali ufficiali, documentare le anomalie e preservare la riservatezza: inviare la segnalazione tramite il sistema interno dell’azienda o, se previsto, tramite canali esterni autorizzati, allegando prove documentali e mantenendo una cronologia degli eventi. Evitare la diffusione pubblica non necessaria migliora la protezione legale; se si teme ritorsione è consigliabile cercare assistenza legale o sindacale prima di procedere.

Quali sono le conseguenze per il datore di lavoro che attua ritorsioni?

Il datore di lavoro che adotta misure ritorsive contro chi segnala illeciti può essere condannato a risarcire il danno morale e patrimoniale, subire la nullità degli atti punitivi e affrontare sanzioni amministrative o disciplinari; la giurisprudenza recente ha rafforzato l’inversione dell’onere della prova a favore del segnalante, rendendo più agevole dimostrare il nesso causale tra segnalazione e ritorsione. Le aziende che non adeguano policy e procedure rischiano anche danni reputazionali e contenziosi prolungati.