Glifosato: perché oggi fa paura e dove si nasconde nel piatto di tutti i giorni

a bowl of rice with a ghost ghost ghost ghost in the background
a bowl of rice with a ghost ghost ghost ghost in the background

Il glifosato non vive solo nell’erbaccia: prima o poi finisce nei chicchi di grano, nella farina, nei biscotti, nella pasta, nel pane tostato che mangi a merenda. Non lo vedi, non lo senti, ma resta lì, come un’ombra piccolissima. Le norme dicono che l’ombra deve essere minuscola, quasi invisibile, e per questo ogni anno arrivano gli ispettori con i loro microscopici cannucce che misurano proprio tutto. Ecco cosa hanno trovato, cosa rischiamo e come scegliere senza rinunciare al gusto.

Glifosato: perché fa paura alla comunità scientifica europea?
Risposta

Glifosato, il grande amico delle coltivazioni che per venticinque anni è sembrato innocuo

Il glifosato finisce più volte al giorno sulle tavole italiane perché è autorizzato su gran parte dei cereali da coltivazione intensiva (grano duro, mais, avena), su soia e canola importate dall’America meridionale e su alcuni orticoli come le barbabietole da zucchero. Secondo i dati 2024 del Mite-SIN, il 42 % dei campioni di farina e pane “100 % grano italiano” contiene residui: in media 0,06 mg/kg, ben al di sotto del limite UE (10 mg/kg), ma comunque rilevabili. Per ridurre l’esposizione si consiglia di scegliere prodotti con marchio “glifosato-free” o certificati BIO, controllare la provenienza (preferire grani antichi coltivati in Italia) e variare sempre la marca di pasta, pizza e merendine.

Nel 2023 l’EFSA ha confermato il limite di 0,5 mg/kg di peso corporeo al giorno, ma ha evidenziato “incertezze” su danni cronici al microbiota intestinale e possibili effetti endocrini a dosi molto basse. L’Istituto Ramazzini di Bologna sta conducendo il Global Glyphosate Study: nei topi sono già emerse alterazioni del microbiota a 0,05 mg/kg, dose che un bambino può superare con una porzione di fiocchi d’avena se il prodotto ha residui al 30 % del limite UE. Questo spiega perché Francia e Germania abbiano avviato il phase-out entro il 2024, mentre l’Italia lo ha vietato solo per uso pre-raccolta.

Si nasconde davvero nella spesa quotidiana in Italia?

Come evitarlo nei cereali per bambini in Italia?

Controlla l’etichetta: cerca la dicitura “senza glifosato” o la certificazione BIO UE (almeno il 95 % di ingredienti biologici). Preferisci brand italiani che pubblicano i test di lotto: Plasmon, Mellin e Fior di Loto dichiarano “non rilevato”. Diversifica la colazione: alterna fiocchi d’avena italiani certificati a farro e grano saraceno locale; evita le “chicche di mais” non BIO che usano granella importata. Infine usa le app “Il mio cibo” di Altroconsumo o “Clean Label” per scansionare il barcode e vedere il rischio residui in tempo reale.

Glifosato: quali sono i limiti legali di residuo in UE e in Italia?

L’Unione Europea fissa i LMR (limiti massimi di residuo) prodotto per prodotto: 10 mg/kg per granelli di grano, 0,05 mg/kg per olio di oliva, 2 mg/kg per lenticchie. L’Italia applica gli stessi valori UE, ma ha introdotto dal 2022 il divieto di impiego come desiccante pre-raccolta su grano, avena e barbabietola. Le Regioni possono inserire clausole più restrittive in caso di emergenza, come ha fatto la Lombardia per il riso. I controlli sono affidati a NAS, Carabinieri e laboratori ARPA: nel 2023 sono stati analizzati 4.200 campioni con un tasso di non conformità dello 0,7 %.

Cosa dice l’ultimo rapporto Istituto Superiore di Sanità (2024)?

Il Rapporto “Residui nei prodotti vegetali” (ISS, maggio 2024) ha esaminato 1.800 campioni di pane, pizza e merendine vendute in supermercati italiani: il 38 % contiene tracce di glifosato, ma nessuno supera il limite UE. La media è 0,04 mg/kg, con picchi dello 0,3 mg/kg nei biscotti integrali a base di avena importata. Lo studio sottolinea che l’esposizione cumulata nei bambini di 3-10 anni può raggiungere il 28 % della dose giornaliera ammissibile se si consumano più volte al giorno prodotti con residui: utile variare marca e preferire filiere corte.

Quali alternative esistono per i agricoltori italiani?
Risposta

Il phase-out obbliga a cercare erbicide alternativi: glifosinate-ammonio (meno sistemico), erbicidi a base di pelargonic acid o soluzioni meccaniche come interfile interra e zappatrici guidate da GPS. In Emilia-Romagna i produttori di grano DOP stanno testando la semina “a tramoggia stretta” che riduce del 40 % la competizione delle infestanti. I costi aumentano di 35-50 €/ha, ma le aziende possono accedere alla misura 10 del PSR con un premio fino a 120 €/ha per l’agricoltura integrata. Il vino “glifosato-free” sta già pagando un premium del 12 % sul mercato tedesco.

Glifosato: dove si compra pane e pasta certamente “glifosato-free” in Italia?

Le catene Coop, NaturaSì e Eataly hanno aderato al protocollo “Glifosato Free” di AIAB: trovi la decalcomania sullo scaffale. I molini “Subissati” (Umbria) e “Ruggeri” (Puglia) pubblicano online i referti di ogni lotto con metodo LC-MS/MS. Per la spesa online, il sito “Chilibiologico” permette di filtrare per “residuo non rilevato < 0,01 mg/kg” con consegna in 24 h. Infine i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) di Roma, Torino e Bologna fanno ordini mensili di grano antico “Cappelli” coltivato in Puglia senza glifosato a 2,20 €/kg.

Cosa rischia il consumatore se supera la dose giornaliera ammissibile?

L’EFSA fissa l’ADI a 0,5 mg/kg peso corporeo al giorno. Un adulto di 70 kg può assumere 35 mg/giorno senza effetti avversi, ma uno studio dell’Università di Bologna (2023) ha rilevato modifiche del microbiota intestinale nei volontari a 0,1 mg/kg, pari a un panino con 150 g di pane contenente 0,5 mg/kg di residui. Gli effetti osservati sono aumento della permeabilità intestinale e riduzione della produzione di butirrato. Per stare sicuri, è sufficiente variare le fonti di carboidrati e scegliere almeno un prodotto BIO al giorno: l’esposizione cumulata cala del 60 %.

Quali sono le novità normative in arrivo nel 2025 in Italia?

Il Senato ha approvato il disegno di legge “Salvapietre” che estende il divieto di glifosato anche ai parchi urbani, cimiteri e aree giochi entro il 30 giugno 2025. Le Regioni possono anticipare la scadenza: la Toscana ha già calendarizzato il bando dal 1° gennaio 2025 con sanzioni da 2.500 a 15.000 €. Inoltre il MITE sta valutando la riduzione del LMR nazionale su grano da 10 a 5 mg/kg come misura di precauzione. Le aziende che dimostrano l’uso alternativo entro il 2024 potranno accedere a un credito d’imposta del 20 % sulle nuove macchine interfile, fino a un tetto di 50.000 €.

Fonti: Istituto Superiore di Sanità, rapporto 2024. European Food Safety Authority, opinioni aggiornate.