Il giorno in cui l’obesità è diventata malattia: 3 ottobre 2025, legge 149


Il 3 ottobre 2025 esce sulla Gazzetta Ufficiale n. 235 la legge 149, titolo sobrio ma rivoluzionario:
«Disposizioni per la prevenzione e la cura dell’obesità». In un colpo solo il Parlamento sposta la bilancia metaforica e reale dal territorio della colpa individuale a quello della tutela sanitaria. Per la prima volta l’Italia scrive in chiaro, e in legge ordinaria, che l’obesità è «malattia cronica, progressiva e recidivante» e che lo Stato se ne fa carico come fa per l’ipertensione o il diabete.
Cosa cambia dal 24 ottobre, giorno di entrata in vigore
1 : I servizi per diagnosi, prevenzione e cura dell’obesità entrano nei LEA, i Livelli essenziali di assistenza. Tradotto: visite endocrinologiche, consulti dietetici, test genetici, psicoterapia e persino chirurgia bariatrica diventano prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale, con ticket regolare o esenzione se prevista.
2 : Nasce un programma nazionale con una dotazione «a scalare»: 700 mila euro nel 2025, 800 mila nel 2026, 1,2 milioni l’anno dal 2027. Le Regioni dovranno presentare piani triennali; chi non lo farà perde i fondi.
4 : 400 mila euro all’anno sono destinati a borse di studio e corsi di aggiornamento per medici di famiglia, pediatri e specialisti: la legge impone almeno 10 crediti formativi sull’obesità ogni triennio.
3 : Si istituisce l’Osservatorio nazionale sull’obesità presso la Direzione generale della prevenzione del Ministero della Salute: avrà il compito di raccogliere dati, armonizzare i protocolli e pubblicare un rapporto annuale da consegnare alle Camere.
5 : 100 mila euro annui finanziano campagne di comunicazione che dovranno seguire linee guida anti-stigma: niente «prima e dopo» ridicoli, niente foto con il cibo sparato in primo piano. Il linguaggio dovrà essere «persona-first», vietato il termine «obeso» nei documenti ufficiali: si parlerà di «persona con obesità di classe I, II o III».
La giornata contro il body shaming, legge 150
Pubblicata sulla stessa Gazzetta, entra in vigore la «Giornata nazionale contro la denigrazione dell’aspetto fisico» il 13 ottobre di ogni anno. Non è un mero spot: la legge impegna il Governo a promuovere iniziative nelle scuole e a diffondere linee guida per i media sulla rappresentazione del corpo. Il testo è corto, ma fissa il principio che insultare il peso altrui è una forma di discriminazione, non uno scherzo.
Il milione e mezzo l’anno è poco se paragonato ai 5 miliardi di costi sociali stimati dall’Istituto Superiore di Sanità. Però è la prima volta che lo Stato mette il capitolo «obesità» nel budget della prevenzione. Le associazioni dei pazienti hanno già annunciato che utilizzeranno il rapporto annuale dell’Osservatorio per chiedere aumenti: se i dati diranno che le Regioni non riescono a spendere, il fondo crescerà, altrimenti resterà stabile. È un meccanismo «premiale» che piace al Mef.
Il nodo del finanziamento
Non abbassa automaticamente il ticket sui farmaci anti-obesità. Wegovy, Saxenda e simili restano classe C, quindi a carico del paziente. Non impone tasse sul cibo, non vieta le pubblicità di ciambelle, non fissa limiti di vendita. Lascia alle Regioni il compito di «armonizzare» i requisiti per la chirurgia bariatrica: dovranno indicare almeno un centro ogni due milioni di abitanti e pubblicare i tempi di attesa online, ma il dettaglio operativo arriverà con un decreto del Ministero della Salute entro 180 giorni.
Cosa non dice la legge 149
Cosa succede adesso ?
Entro sessanta giorni il Ministero della Salute dovrà firmare il decreto che elenca le prestazioni obbligatorie: quante visite, quali esami, quali requisiti per i centri. Le Regioni hanno tempo fino al 30 aprile 2026 per inviare i piani; chi non lo fa perde l’anno di contributo. I pediatri hanno già ricevuto la circolare d’urgenza: nei prossimi mesi si apriranno le iscrizioni ai corsi e-learning gratuiti. I medici di famiglia, invece, dovranno aspettare il decreto attuativo per sapere se potranno prescrivere direttamente il test genetico o dovranno passare dallo specialista.
Non serve fare nulla: dal 24 ottobre le prestazioni sono già LEA. Se l’endocrinologo ha code lunghe, si può scrivere al distretto e citare la legge 149: l’azienda sanitaria è obbligata a garantire un primo accesso entro trenta giorni, pena il pagamento di una «penale» verso il fondo nazionale. È una clausola poco nota, ma scritta nero su bianco all’articolo 5.
Per i pazienti
Il 3 ottobre 2025 entra nella storia come il giorno in cui l’Italia ha smesso di dire «sta a lei dimagrire» e ha cominciato a dire «sta allo Stato curare». Non è una rivoluzione da blockbuster, ma sposta il confine: la bilancia adesso pesa anche nelle tabelle ministeriali.
In sintesi
1 : È vero che l’obesità è gratis? Quanto mi resta da pagare?
FAQ – Legge 149/2025 sull’obesità: cosa cambia davvero (e da subito)
La legge 149 la inserisce nei LEA: visite endocrinologiche, dietologiche, test genetici e psicologici sono ticket ordinario (0-30 €) o esenti se hai già esenzione per patologia. Farmaci come Wegovy restano classe C, quindi a carico, ma puoi chiedere il “Piano terapeutico personalizzato” per abbassare il costo.
Nessuna domanda, nessuna scheda. Dal 24 ottobre 2025 basta la ricetta del medico di base: il centro specialistico è obbligato a darti un appuntamento entro 30 giorni, pena una sanzione verso il Ministero. Se la tua ASL non ha posto, deve pagarti la visita in struttura accreditata privata.
2: Quando posso prenotare? Serve l’ISEE?
3 : A Roma, Milano o in un paesino del Sud: funziona dappertutto?
Sì, è legge nazionale. Le Regioni devono però inviare il piano entro aprile 2026: se non lo fanno, perdono il finanziamento (700-1,2 milioni/anno). Controlla sul sito della tua ASL la voce “Percorso obesità LEA 149/2025”: se manca, puoi già segnalare il disservizio al numero verde del Ministero 1500.